IN CAMMINO NEI PAESAGGI DEL PIEMONTE

PREMESSE STORICHE

La Via Francigena ha rappresentato un processo di integrazione culturale che ha messo in relazione popoli diversi per valori e culture. Lungo questa importante via di comunicazione e pellegrinaggio si verificarono scambi culturali e commerciali, circolazione di influenze artistiche e attività finanziarie. Il Medioevo subalpino risulta avere una caratteristica particolare determinata da una fitta rete di luoghi di accoglienza non solo per i pellegrini, ma per i mercanti e i soldati. Sono per lo più fondazioni ospitaliere religiose che disseminano dipendenze, frequentemente anche geograficamente distanti, lungo le vie più frequentate.

Gli studi documentaristici e storici condotti nel passato hanno rilevato l’importanza che la Via Francigena ebbe come motore di sviluppo per molti dei luoghi attraversati.

Il Piemonte ha la fortuna di annoverare su questo asse stradale una serie di percorsi e monumenti di grande interesse come già rilevato proprio nel 1994 durante il seminario “La Via Francigena. Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”. La conclusione della giornata di studio viene ben descritta dallo storico Giuseppe Sergi nella presentazione degli atti relativi al seminario: “(…) l’idea di una pluralità di viae Francigenae: non solo le due grandi direttrici piemontesi (quella verso il Gran S.Bernardo e quella verso il Moncenisio) ma anche vari “capillari” che convergevano sui due rami stradali principali. Era poi stato riaffermato senza più alcun contrasto il concetto di “area di strada” che deve prendere il posto della vecchia idea (cara all’erudizione) di un itinerario disegnato con nettezza e molto stabile nel tempo. Infine si era suggerito di non isolare l’uso per il pellegrinaggio delle grandi strade medievali, ma di considerare i pellegrini insieme con i mercanti, i militari e i più generici viaggiatori”.

Il Piemonte e la Valle d’Aosta fungevano da cerniera tra il tratto italiano della Via Francigena e l’oltralpe attraverso importanti passi quali: il Gran San Bernardo, il Moncenisio e il Monginevro. Da sempre hanno rivestito grande importanza nei secoli quale terra di passaggio dalle Alpi verso la Pianura Padana e le più importanti direzioni di pellegrinaggio. Roma, Gerusalemme e Santiago del Compostela. Alcuni dei percorsi di oggi ricalcano quelle medesime strade tracciate un tempo dai Romani ed ampiamente sfruttate ancora nel Medioevo. Molte delle città e cittadine moderne devono la loro storia e la loro ricchezza paesaggistica proprio al passaggio di alcune storiche vie di commercio e di pellegrinaggio. Dall’epoca romana e durante il Medioevo la preferenza di percorso dei valichi risiedeva nella conformazione morfologica degli stessi, ovvero la caratteristica di essere vere e proprie fenditure e passaggi obbligati nella catena montuosa delle Alpi e che non persero mai di importanza pur mutando nei secoli le condizioni politiche, ovvero sia che essi fossero sentiti come luoghi di transito che come frontiere. Tale loro funzione strategica ha favorito nei secoli la nascita di signorie e castellanie che vivevano sul controllo dei passi stessi e delle vie che vi conducevano. La fondazione di abbazie e monasteri sancivano la vocazione religiosa dei percorsi, lungo i quali sorgevano luoghi di culto e mete devozionali non solo locali.

Il percorso principale sull’asse del Nord, la cosidetta via di Sigèrico, dal nome dell’arcivescovo di Canterbury, che nel 990 d.c. durante il viaggio di ritorno prese nota dei luoghi di sosta, è stato la principale fonte per la ricostruzione della moderna Via Francigena, ed è riconosciuto come Itinerario Culturale Europeo.

Ad esso si affianca con riconoscimento del Ministero dei Beni Culturali del 5 dicembre del 2012 per la Via Francigena della Valle di Susa, oggetto anche di un progetto ALCOTRA Via Alta per la valorizzazione promozione dell’asse di pellegrinaggio della Valle di Susa tra Santiago de Compostela e la Via Francigena di Sigèrico.

I RAMI VALSUSINI DELLA VIA FRANCIGENA

Fin dall’antichità la Valle di Susa è stata una delle aree privilegiate per il collegamento dell’Italia con l’oltralpe, grazie ai colli del Monginevro e del Moncenisio da dove il percorso si snoda per oltre 170 km con due storiche varianti verso il fondovalle, sino alle porte di Torino. Il Medioevo ne ha sancito il ruolo di primo piano anche europeo, in quanto via di transito di mercanti, eserciti, nobili, uomini di Chiesa e pellegrini che dovevano raggiungere Roma, cuore della cristianità, o Santiago de Compostela, secolare meta religiosa.

Già nel 333 d.C. il Colle del Monginevro viene attraversato dall’anonimo autore dell’Itinerarium burdigalense (la più antica descrizione di un itinerario di pellegrinaggio cristiano) per raggiungere la Terra Santa: vengono annotate con precisione le mansio e le statio della Valle di Susa, alcune delle quali oggi importanti siti archeologici: Segussione, Susa da dove “inizia l’Italia” per l’anonimo pellegrino, la stazio Ad Fines di Avigliana con la villa rustica di Caselette alle dipendenze della Villa Romana di Almese a controllare il fondovalle.

La strada era quella che passava dal Mons Matronae, oggi il Monginevro, la strada per le Gallie aperta dai romani e sfruttata sino all’alto medioevo, quando a partire da quest’epoca è il Colle del Moncenisio a diventare uno dei punti nevralgici della scena politica europea con la prima discesa in Italia di Carlo Magno, nel 773, per la Battaglia delle Chiuse contro i Longobardi, e il matrimonio della Comitissa Adelaide Manfredi con Oddone di Moriana-Savoia nel 1046, grazie al quale la dinastia sabauda entrò in Piemonte e quindi in Italia. L’afflusso intenso di genti lungo la Via Francigena produsse una circolazione di idee e un costante scambio di saperi, lingue e religiosità che contribuirono allo sviluppo in valle di una vivacità culturale di impronta europea: sorsero monasteri di notorietà internazionale come l’Abbazia di Novalesa e la Sacra di San Michele, luoghi di culto di dimensione più locale come la Cripta di Celle, cappelle e centri cittadini sedi di mercato o luoghi di transito e di pedaggio obbligati come Susa, Bussoleno, Avigliana e Oulx.

Lungo il percorso nacquero hospitali, xenodochia, locande e alberghi come l’Ospedale di Passo del Moncenisio (fondato tra 814 e 825 d.C.), le locande di Novalesa e Bussoleno o luoghi di assistenza come la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, nota per le cure contro l’ergotismo. Castelli fortificati, caseforti e palazzi, che contraddistinguono molti paesi valsusini quali Oulx, Chiomonte, Susa, San Giorio, Chianocco, Bruzolo, sono oggi testimonianza del capillare controllo territoriale esercitato inoltre dal potere signorile lungo la valle, legato proprio all’importanza economica e commerciale che l’itinerario assunse nel tempo.

La presenza di beni di alto valore e significato storico a partire dal Forte di Exilles, le aree archeologiche e Castello di Susa, il Castello di Rivoli, l’abbazia di Novalesa e la Sacra di San Michele, riconosciuti come forti attrattori per il territorio, permetterà di sviluppare strumenti di integrazione con le proposte provenienti dal territorio e poter offrire ai visitatori molteplici opportunità di visita: percorrere oggi la Via Francigena in Valle di Susa significa intraprendere un viaggio alla scoperta di un mosaico culturale diffuso di arte e natura, dove anche la cucina, i prodotti tipici di stagione, le sagre e le fiere di antica tradizione sono tuttora viva espressione di identità del territorio

Eleonora Girodo